
Si dice:" se non ti sei aggiudicato un bel pensiero nella vita, la tua vita è stata gettata via", ministerodellabellezza
A Catanzaro, da molti anni, gli amministratori pubblici hanno preso un impegno; tutte le loro energie, ahimè, piccole energie a dire il vero perché le grandi energie sono in dono per gli individui baciati da nobili sentimenti, sono volte a questo impegno.
L’impegno è di imbruttire la loro città, la mia città.
Nel realizzare del vero brutto ci vuole molta energia, diceva Schopenhauer; questi amministratori, non di nobile e gentile aspetto, trasferiscono, tout court, il senso estetico del loro vivere nell’impegno di degrado della città; nessuno sforzo, quindi, per queste orride persone!
In questi giorni, la città di Catanzaro è stata invasa da panchine pubbliche di aspetto mortificante e di comodità simile a una bara mutilata dal legno e disposte in un ordine disordine che offende chiunque abbia il pur minimo senso estetico.
L’immaginifico Erté diceva che nessuno aveva il diritto di offendere lo sguardo altrui con delle brutture.
Questi amministratori, a causa delle loro iniziative, sono dei criminali: offendono lo sguardo altrui.
“Nessun crimine è volgare ma ogni volgarità è un crimine”, diceva il mio amico Oscar Wilde; ma questi amministratori conoscono Oscar Wilde?
Nell’anima degli amministratori di Catanzaro non abita la tensione per la Bellezza; gli abitanti di Catanzaro non hanno pietre di paragone e la loro anima, purtroppo, ora è simile a fiori maleodoranti.
A Catanzaro esisteranno pur degli architetti? D’accordo, non saranno come Zaha Hadid, Jean Nouvell, Philipp Stark o Massimiliano Fuksas ma una tensione, nella loro testa, per mettere fine a uno scempio dovrebbero pur averla? Silenzio, non svegliateli...! Il nulla abita, anche, nella loro testa.
Si racconta che l’unica protesta, per lo scempio delle panchine, sia avvenuta da un certo Domenico Tallini, consigliere regionale e comunale.
Domenico Tallini non è l’espressione dell’ésprit de finesse, la sua fisicità e il suo eloquio, sono quelle che fecero fuggire Giacomo Casanova dalla Calabria. Nelle Memories del famoso libertino: “Guardavo con meraviglia quel paese famoso per la sua fertilità, nel quale, però, nonostante la prodigalità della natura, vedevo soltanto miseria: vi mancavano, infatti, tutte quelle incantevoli cose che, per quanto superflue, contribuiscono a rendere bella la vita e gli stessi pochi abitanti in cui m’imbattevo mi facevano vergognare di appartenere al genere umano".
Niente è cambiato da allora? Si ! Niente è cambiato da allora: non c’è limite all’orrido e al cattivo gusto!
“C’è vita in Arte e nella Bellezza, rifugiatevi là"! Ma a Catanzaro questo non è possibile!
Je constate le fait, c’est tout!
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